I bisogni dell’Alunno con DSA

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Nella pratica di lavoro dedicata al supporto didattico individualizzato con i bambini ed i ragazzi con DSA, la prima cosa che l’esperienza ci insegna è che ognuno è diverso e tutti hanno qualcosa in comune…

Innanzi tutto, chi ha una qualche confidenza con la problematica, ha imparato che le persone con dislessia o discalculia, con disgrafia o con disortografia, oppure, ancora, con un disturbo dell’attenzione, sono diverse le une dalle altre e hanno un modo unico e originale di lavorare con la propria mente e di conseguenza, di affrontare la scuola. Senza contare che il disturbo può essere presente in varia misura (più o meno severa, a volte lieve) e non necessariamente isolato: un dislessico può essere, per esempio, anche discalculico.

Prima di scoprire attraverso un percorso diagnostico che il bambino, oppure il ragazzo, hanno un disturbo dell’apprendimento, spesso gli insegnanti ed i genitori fanno esperienza di grandi difficoltà: l’alunno sembra distratto, a volte pigro, disorientato di fronte alle richieste scolastiche; il figlio, d’altro canto, può diventare difficile da convincere nello svolgere alcuni compiti assegnati per casa, studia con molta fatica (a volte addirittura smette di studiare)…E’ una situazione che desta molti punti interrogativi e genera una certa rabbia nell’adulto e un profondo disagio nell’alunno.

A diagnosi avvenuta, non è che tutto si risolva: bisogna accettare una realtà che, se da un lato spiega tanti comportamenti a volte contraddittori e incomprensibili, dall’altro  richiede sforzi notevoli a tutti: agli insegnanti per quel concerne la pratica didattica di tutti i giorni e la valutazione di questi alunni; ai genitori perché devono comprendere loro per primi di cosa si tratti per poi aiutare il figlio a capirlo.  La diagnosi diventa quindi l’inizio di un nuovo percorso, non semplice e non senza i suoi ostacoli.

Il primo aiuto che il pedagogista può fornire a insegnanti e genitori è quello di fornire suggerimenti di carattere pratico per la gestione della quotidianità scolastica. Infatti, come si è detto all’inizio di questo breve contributo, i bambini ed i ragazzi con disturbo dell’apprendimento hanno qualcosa che li accomuna ed è dall’esperienza che ne facciamo che impariamo i loro bisogni. Nell’ambito del progetto Crisalide la pedagogista metterà a disposizione l’esperienza maturata nel settore per fornire agli insegnanti suggerimenti  che potranno avere una ricaduta significativa sull’esito del loro lavoro con la classe ove siano presenti alunni con DSA.

Questi alunni hanno necessità di organizzare tempi, luoghi, materiali e contenuti della loro esperienza scolastica come della loro vita extrascolastica; hanno vivo piacere nel capire i contenuti di apprendimento e poco interesse per la memorizzazione; hanno bisogno di condurre esperienze di apprendimento che non contemplino l’uso esclusivo del linguaggio scritto o orale; hanno bisogno che l’adulto li accompagni nella scoperta dei loro processi di apprendimento, che sono spesso particolari e diversi da quelli di molti compagni, i quali memorizzano più velocemente, sono più precisi, scrivono e leggono senza problemi, sanno le tabelline e fanno i conti a mente…il paragone con i compagni è sempre in agguato e tende continue trappole.

Sentendosi accettati dai genitori (dei quali spesso almeno uno è già passato da esperienze molto simili oppure ha qualcuno in famiglia che le ha vissute in tempi in cui non esistevano gli accorgimenti di oggi) e non più sgridati perché sono lenti nel fare i compiti, questi alunni cominciano a compiere i primi importanti passi verso la piena scoperta di se’. I bambini ed i ragazzi con disturbo dell’apprendimento possono, con il tempo, raggiungere l’obiettivo di apprendere comunque ciò che la scuola propone, grazie anche ad insegnanti attenti e sensibili che oltre all’utilizzo degli strumenti compensativi fanno proprie le metodologie della didattica metacognitiva, con passione e vivo interesse per la crescita dei loro studenti.

Attraverso l’integrazione tra l’intervento della famiglia –  e degli eventuali professionisti interpellati –  e l’intervento della scuola, anche la persona dello studente integra la nuova scoperta della diagnosi con la propria vita quotidiana, arrivando ad una soddisfacente serenità nell’affrontare le sfide che la sua vita scolastica ( e non solo) le pone.

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