Breve riflessione sulla matematica

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Chi può dire cosa sia la matematica?

Che essa esista come realtà concreta è un fatto comprovato dal suo costante ed ampio utilizzo.

Solitamente essa viene definita in relazione al suo utilizzo: può trattarsi di “studio della logica”, di un “insieme di teoremi e di regole”, di “teoria di modelli”, di “matematica applicata”…

Se ci poniamo la domanda: “Qual è la sua natura?”, allora la possibilità di fornire una risposta esaustiva diviene estremamente difficoltosa, in special modo se la cerchiamo nell’ambito razionale.

Sfuggono, ad esempio, alcuni elementi fondamentali:

“perché 1 + 1=2 ? qual è il primo numero reale che ne segue un altro? ad esempio, qual è il primo numero reale dopo lo zero? cos’è un numero, qual è la sua natura?”

Benché non ci siano risposte razionali a queste e ad altre domande, la matematica ha una sua indiscutibile coerenza, cioè funziona!

Possiamo affermare che essa rappresenta un mistero positivo, capace di modellizzarsi risolvendo problemi anche concreti.

Essa è una sorta di dono che genera una vera e propria meraviglia nei suoi confronti. E’ proprio questo aspetto che può risultare un ottimo motivo per rendere questa materia più coinvolgente, favorendo un rapporto maggiormente intrigante e costruttivo. In questa direzione vanno gli atteggiamenti tenuti da personaggi come Pitagora, Cartesio, Pascal, Leibniz, Newton, Galilei….

Lo stesso Einstein si pone il problema: “Perché la matematica è così adatta alla comprensione e gestione dei fenomeni fisici?”

Sia nell’opinione comune sia in particolare, nell’opinione “scolastica”, la matematica appare (ed in effetti così è presentata) solo nel suo aspetto razionale, concettualmente fattuale, trascurando il suo carattere filosofico.

Il motivo di questo approccio va cercato in un contesto sociale nel quale risulta prioritario il fare pragmatico rispetto al pensare formativo. Vi è poi anche, nella scuola, una direttiva didattica espressa da Giovanni Gentile il quale, nella sua riforma (anni ’20 del Novecento) intende la matematica come “una pietra priva di valori” umanistici, ma solo operativi.

Pare che di questa lacuna si sia reso conto il mondo dell’editoria, pubblicando molti libri su questa disciplina e sulla vita di alcuni matematici significativi.

Ci si è accorti che vi è un latente desiderio di recupero di  informazioni complete e approfondite sul mondo della matematica.

Ci auguriamo un nuovo atteggiamento didattico, che tenga conto di questa nuova dimensione, proponendo vere e proprie lezioni di meraviglia matematica!
Ciò comporterebbe che gli insegnanti di scuola non fossero d’accordo con Giovanni Gentile…

Prof. Franco Franceschini

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