Commento al modello di Kolb

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Il modello di apprendimento esperienziale di Kolb si presenta in questo modo:

Questo modello si applica ad ogni situazione di apprendimento esperienziale ed è stato elaborato da Kolb nel 1984.
I modelli esperienziali non hanno ancora avuto molta fortuna in Italia dove l’approccio didattico è per lo più frontale, ma possono trovare un utilizzo specifico soprattutto nei contesti di apprendimento non formale.
Si intendono contesti di apprendimento non formale, riprendendo la definizione che ne dà P. Reggio, quei “luoghi formali (gruppi, associazioni, realtà organizzate private) ma al di fuori delle situazioni educative istituzionali e organizzate”, a differenza della scuola.

Lo schema di Kolb è particolarmente interessante se applicato alla didattica in quanto l’esperienza concreta esiste già nel momento in cui si attua una relazione/incontro tra un Io e un Tu, in presenza di un oggetto specifico ( in questo caso il contenuto di studio) sul quale poi si affronta un’osservazione riflessiva, che riguarda sia l’oggetto di studio che la relazione.

Da ciò deriva poi la concettualizzazione astratta, ovvero la possibilità di trarre delle generalizzazioni in modo tale che l’esperienza di apprendimento fatta da parte dello studente possa essere riproposta anche in altre situazioni simili (sperimentazione attiva).
La sperimentazione attiva conclude lo schema e dà così inizio ad una nuova situazione concreta.

In questo modo si crea un circolo virtuoso dinamico in cui colui che apprende è protagonista intenzionale di un percorso nel quale l’interesse personale e l’opportunità che viene offerta vengono ad incrociarsi.

A titolo esemplificativo si riporta un’esperienza svolta presso il nostro Centro, che può essere collocato tra i contesti non formali in quanto offre un servizio di apprendimento intenzionale impostato sulle effettive esigenze e interessi del singolo.

L’esperienza condotta:

La relazione è fra la pedagogista e un alunno delle scuole medie, l’oggetto specifico è la capacità di comporre un testo scritto di italiano in autonomia.
Il rapporto uno a uno facilita sicuramente lo svilupparsi di una relazione empatica.

1. Esperienza concreta: l’insegnante propone al ragazzo tre tracce di testo e lo aiuta, dialogando, a scegliere quella che ritiene più significativa per lui.
Incomincia uno scambio di domande e risposte, sulle quali si riflette e si stende una scaletta che sarà la traccia del tema.
Lo studente scrive poi la brutta copia e infine stende la versione finale del tema, rileggendo e auto correggendo gli errori sintattici e ortografici con la supervisone dell’insegnante.

2. Osservazione riflessiva: il lavoro successivo sta nel ricostruire i passaggi che sono stati fatti per raggiungere il risultato

3. Concettualizzazione astratta: l’insegnante e lo studente hanno ricostruito il procedimento utilizzato per comporre il testo

4. Sperimentazione attiva: è stato interessante osservare come, alla fine, lo studente stesso abbia chiesto di ricevere altri testi da scrivere durante il periodo estivo, ponendosi da solo all’ultimo step dello schema di Kolb, ovvero la sperimentazione attiva, che sarà poi un’esperienza concreta sulla quale riflettere in contesti, a questo punto, anche formali, come la scuola, o informali, come la famiglia.

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