Una bussola per lo studio – le mappe concettuali e mentali

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Nella teoria dei giochi un “giocatore”, nell’ambito di un’attività di problem solving, può trovare una strategia ottima (cioè che conduce alla vittoria o comunque al miglior risultato possibile) solamente se conosce tutte le regole del gioco come negli scacchi (o nello scopone scientifico, se bara e vede le carte degli altri).

Se riusciamo a trovare la strategia ottima o comunque una tra le migliori, il raggiungimento del “traguardo” sarà più semplice.

CHE COS’E’ IL METODO DI STUDIO E COSA SONO LE MAPPE
Spesso gli insegnanti si lamentano del fatto che la maggior parte dei ragazzi non ha un metodo di studio efficace. La domanda che ci siamo posti è la seguente: qualcuno si è mai preoccupato di provare ad insegnarne uno?
La risposta che spesso abbiamo ottenuto è altrettanto semplice: ognuno dovrebbe crearselo da solo!

Per alcuni ragazzi questo processo è semplice, quasi naturale, per altri si tratta di un percorso pieno di ostacoli ed insuccessi.
Iniziamo col definire cosa sia in realtà un metodo di studio: esso è un cammino necessario, lungo come la vita e la storia di ogni persona. Un cammino presuppone un punto di partenza, una strada, dei mezzi e una meta finale. Chiamiamo metodo la strada e tutto ciò che usiamo e facciamo per raggiungere la meta.
Il metodo di studio può quindi essere definito come l’insieme dei passi compiuti per studiare nel modo personale più sicuro, veloce, adeguato ed efficace possibile.

Il metodo può anche avere più sfaccettature a seconda del tipo di studio che si deve affrontare.

Esistono infatti diverse tipologie di studio:
–    lo studio meccanico o mnemonico: quel tipo di studio che richiede l’assimilazione di nozioni slegate tra loro e generiche. È uno studio “noioso”, basato sulla lettura ripetitiva ad alta voce che non favorisce né un profitto intellettuale né la gioia nell’imparare;
–    lo studio concettuale: esso si fonda sull’assimilazione dei concetti. I concetti sono significati  veicolati dalle parole, quindi in questo caso studiare significa arricchire il proprio vocabolario e permette di diventare padroni del linguaggio verbale, musicale, artistico, ecc;
–    lo studio critico: è lo studio attivo, nel quale cioè lo studente deve mettere la propria iniziativa personale, deve formulare giudizi, elaborare concetti, controllare e verificare informazioni. Questo tipo di studio è naturalmente quello che provoca maggiori “problemi”, è quello che viene richiesto quando lo studio mnemonico o quello concettuale non servono più. Viene richiesto perché permette una crescita personale.

Già da queste poche informazioni si può capire che la strada da percorrere non è sicuramente semplice. Non basta seguire uno schema su un libro per capire come studiare in modo costruttivo ad esempio una pagina di storia! Ci sono numerose variabili che entrano in gioco, prima fra tutte la motivazione allo studio.
Il metodo, come abbiamo detto in precedenza, è una strada ma se l’auto è senza carburante o non abbiamo voglia di camminare, la strada non serve a nulla. Come un bambino impara a camminare, cadendo ripetutamente e rialzandosi per riprovare, si impara a studiare studiando.

Un’altra caratteristica da tenere in considerazione è la materia di studio, in quanto il metodo deve essere funzionale ad essa: studiare matematica comporta procedimenti diversi dallo studiare arte, perché quest’ultima disciplina ha una struttura e dei principi diversi rispetto alla prima. In ultimo, ma ugualmente importante, il metodo deve essere efficace, cioè deve permettere il massimo rendimento, nel più breve tempo possibile e con il minimo sforzo, e deve garantire la qualità dell’istruzione nel tempo, quindi mano a mano che i giorni passano si impara di più e si approfondisce meglio il proprio sapere.

Grazie alla nostra esperienza abbiamo percorso diverse “strade” con diversi ragazzi, ma abbiamo potuto notare che ci sono delle tecniche che possono aiutare un po’ tutti a rendere efficace la propria metodologia di apprendimento. Queste tecniche si chiamano mappe concettuali o mentali. Le mappe concettuali o mentali sono degli schemi di idee, pensieri e soprattutto concetti che permettono, se fatte accuratamente, di compiere dei collegamenti critici, non solamente mnemonici.

La differenza tra i due tipi di mappe è molto semplice:

mappe mentali:  partono da un argomento  principale che deve essere sviluppato nei suoi vari aspetti. Ad esempio la mappa mentale è molto utile in materie come la Geografia: se dobbiamo studiare una Nazione, la mappa avrà al centro il nome della Nazione poi si cercheranno tutte le caratteristiche di questa come il territorio, l’economia, il clima, ecc.

mappe concettuali: hanno lo scopo di partire da un evento scatenante per evolvere nelle sue conseguenze. La mappa concettuale può essere utilizzata in Storia partendo ad esempio dalle cause della prima guerra mondiale, passando per la sua evoluzione, concludendo con i vittoriosi e i vinti. Normalmente sono presenti numerosi collegamenti tra gli argomenti, secondo la relazione che intercorre tra di essi.

Negli ultimi anni esse vengono molto richieste anche all’interno della scuola stessa, il problema è che questa richiesta viene vissuta dai ragazzi come un’ulteriore imposizione, in quanto oltre a studiare devono anche “riassumere” quello che hanno studiato. Se non viene loro spiegato che il passaggio è l’esatto opposto di quello che pensano, cioè schematizzare per poi studiare in modo più proficuo, il risultato è ovviamente controproducente. Inoltre le mappe richiedono un dispendio maggiore di tempo ed energie e viene richiesta anche una componente creativa che la maggior parte degli studenti ha lasciato alle elementari.
La componente aggiuntiva che la tecnologia di oggi offre è la possibilità di creare queste mappe con l’ausilio di strumenti informatici appositamente pensati per questo scopo. L’utilizzo del computer permette inoltre ai ragazzi di operare un distacco dalla scuola e dai compiti che li hanno “perseguitati” per tutto l’anno.


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