Articolo della Dott.ssa Michela Musolino, Psicologia e Formatrice
PDP, PEI, insegnante di sostegno, OEPAC, Indennità di frequenza… sigle e procedure che spesso creano più confusione che aiuto. Facciamo chiarezza su cosa sono, a cosa servono, quando attivarli e come muoversi tra scuola, servizi e famiglia.
Quando un bambino o un ragazzo incontrano difficoltà a scuola, si entra spesso in un mondo fatto di sigle e il rischio, soprattutto per i genitori, è di sentirsi spaesati. In realtà la prima cosa da capire è che queste sigle hanno tutte un unico obiettivo: aiutare l’alunno a stare meglio in classe e apprendere nelle condizioni più giuste per lei/ lui.
Vediamole uno per uno, in modo chiaro.
Il PDP
Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) è un documento ufficiale della scuola che serve a adattare la didattica alle caratteristiche di uno studente che presenta difficoltà specifiche.
Il PDP viene utilizzato soprattutto per studenti con:
- Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia)
- ADHD (a volte)
- Altri Bisogni Educativi Speciali (BES). In questa categoria rientrano tutti quegli studenti che, per motivi diversi, hanno bisogno di una didattica personalizzata.
Il PDP viene redatto dal Consiglio di classe e contiene:
- Caratteristiche ed elementi desunti dalla diagnosi (se presente) dello studente
- Difficoltà e punti di forza
- Strumenti compensativi proposti (es. mappe, calcolatrice, sintesi vocale)
- Misure dispensative (es. dispensa dalla lettura ad alta voce, riduzione del carico di lavoro)
- Modalità e criteri di verifica e valutazione personalizzate
La richiesta del PDP dipende dalla situazione dello studente. Se è presente una certificazione, la famiglia presenta alla scuola una diagnosi rilasciata da specialisti. La scuola è obbligata a predisporre il PDP. Se non c’è una certificazione, il PDP può essere richiesto dalla famiglia, dagli insegnanti o da altri specialisti. In questo caso il Consiglio di classe può valutare se attivarlo o meno, mettendo a verbale questa scelta e le motivazioni.
Il PEI (Piano Educativo Individualizzato)
Il PEI (Piano Educativo Individualizzato) è il documento che guida tutto il percorso scolastico di uno studente con disabilità. A differenza del PDP, non si tratta solo di adattare la didattica, ma di costruire un progetto educativo su misura, anche adattando obiettivi e contenuti.
Il PEI è previsto per studenti con disabilità certificata (legge 104/92) e ha una funzione molto più ampia, includendo:
- Obiettivi didattici
- Obiettivi educativi (autonomia, comunicazione, relazioni)
- Strategie e metodologie
- Modalità di verifica e valutazione
- Uso di strumenti e supporti
- Interventi degli operatori (insegnanti, educatori, terapisti)
Il PEI viene co- costruito e verificato in itinere dal GLO (Gruppo di Lavoro Operativo), che comprende insegnanti curricolari, insegnante/i di sostegno, famiglia, eventuali specialisti (neuropsichiatra, psicologo, terapisti).
Per poter usufruire delle tutele previste dalla normativa scolastica, è necessario che venga riconosciuta una situazione di disabilità ai sensi della legge 104/92.
La legge distingue due diverse condizioni. L’articolo 3, comma 1, definisce una situazione di svantaggio legata alla presenza di una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che comporta difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione. Diversamente, l’articolo 3, comma 3 identifica una condizione di gravità, generalmente riconosciuta quando l’autonomia personale risulta compromessa e vi è bisogno di un supporto più significativo nella vita quotidiana.
Una volta ottenuta la Certificazione, molte famiglie si chiedono come poter concretamente aiutare il proprio bambino a scuola. La normativa prevede la possibilità di richiedere il sostegno didattico e ulteriori forme di supporto, ma per attivarli è necessario seguire alcuni passaggi precisi.
Per richiedere l’insegnante di sostegno è indispensabile essere in possesso, oltre che della certificazione ai sensi della Legge 104/92, anche del CIS, ovvero il Certificato per l’Integrazione Scolastica. Il CIS in taluni casi è sostituito dalla Diagnosi Funzionale, o dal Profilo di Funzionamento o ancora dal Verbale di Accertamento secondo il DCPM 185 del 2006. In ogni caso, i documenti devono essere consegnati alla segreteria scolastica e protocollati.
Il CIS (o altro documento come sopra) può essere rilasciato esclusivamente dalla ASL di appartenenza ed è destinato a chi è già in possesso della certificazione di disabilità oppure, nei casi di particolare gravità, anche a chi ha avviato la procedura di riconoscimento. Al suo interno sono riportati i dati anagrafici dell’alunno, la diagnosi con il relativo codice ICD-10, l’indicazione delle risorse necessarie (come insegnante di sostegno, assistenza educativa o assistenza di base) e la scadenza del documento, che deve essere rinnovato a ogni passaggio di anno scolastico.
Sulla base del CIS, e se indicato dal neuropsichiatra, è possibile richiedere sia il sostegno scolastico sia l’assistente educativo, ovvero l’OEPAC. È importante sapere che la famiglia deve rinnovare ogni anno la richiesta attraverso appositi moduli disponibili in segreteria.
Ma qual è la differenza tra queste due figure?
L’insegnante di sostegno
L’insegnante di sostegno è un docente specializzato per l’inclusione degli alunni con disabilità certificata (Legge 104) e fa parte a pieno titolo del team docente della classe.
Il suo ruolo non è limitato all’affiancamento individuale, ma consiste nel mediare tra i bisogni dello studente e le richieste scolastiche, rendendo accessibili le attività didattiche e favorendo la partecipazione.
Collabora con i colleghi alla progettazione e alla stesura del PEI, contribuendo sia sul piano didattico sia su quello educativo e relazionale.
La responsabilità dell’alunno resta comunque condivisa da tutto il consiglio di classe: il sostegno è una risorsa, non una figura sostitutiva.sente più stabile, meno solo e più competente, anche il bambino può iniziare a cambiare.
L’OEPAC
Accanto al docente di sostegno può essere prevista un’altra figura, meno conosciuta ma fondamentale: l’OEPAC, Operatore Educativo per l’Autonomia e la Comunicazione. Si tratta di un operatore educativo, non di un docente, che lavora in sinergia con insegnanti curricolari, insegnante di sostegno, personale scolastico, famiglia e specialisti coinvolti nel PEI.
Il suo compito è facilitare l’inclusione scolastica attraverso interventi mirati a potenziare l’autonomia personale e scolastica dell’alunno, favorire la comunicazione e l’interazione, sostenere la partecipazione alle attività e mediare le relazioni tra studente, compagni e docenti. Nelle scuole Secondarie di secondo grado questa figura prende il nome di assistente specialistico.
A questo punto la domanda potrebbe sorgere spontanea: uno studente con disabilità avrà sempre diritto all’insegnante di sostegno e all’OEPAC?
No, non è detto, la presenza dell’insegnante di sostegno e dell’OEPAC dipendono dal bisogno specifico dello studente.
E allora quando è necessario l’OEPAC?
Molti genitori e insegnanti ne sentono parlare quando le difficoltà diventano più evidenti, ma non è sempre chiaro cosa faccia davvero. A volte viene visto come un “aiuto in più”, altre volte come qualcuno che dovrebbe intervenire nei momenti critici per gestire il comportamento.
In realtà, il suo ruolo è molto più profondo e delicato.
La presenza dell’OEPAC non è automatica, ma viene attivata in situazioni specifiche:
- Quando c’è un bisogno di autonomia significativo. L’OEPAC infatti è fondamentale quando l’alunno fatica a gestire materiali e tempi scolastici, ha bisogno di supporto nelle routine o non riesce a lavorare in modo indipendente.
- Quando ci sono difficoltà comunicative, nel linguaggio, nella comprensione di consegne o nell’espressione dei bisogni. Molti studenti non faticano solo a “fare”, ma anche a capire e a farsi capire. Le consegne possono risultare confuse, le richieste implicite difficili da cogliere, le emozioni difficili da esprimere. In questo senso, l’OEPAC funziona come un ponte: rende più accessibili le richieste della scuola e aiuta l’alunno a trovare modalità più efficaci per stare nella relazione.
- Quando ci sono difficoltà di relazione con i pari. Alcuni studenti con disabilità tendono a isolarsi, vengono esclusi, o hanno dei comportamenti che ostacolano le relazioni. In questi casi l’OEPAC e tutto il consiglio di classe lavorano insieme sull’inclusione. L’OEPAC nello specifico cerca di facilitare interazioni e comunicazione sociale, ridurre i conflitti e promuovere un clima sereno. Ad esempio, i bambini e i ragazzi con ADHD e DOP non hanno solo difficoltà individuali, ma spesso vivono relazioni complicate con i pari. Possono essere esclusi, provocare, entrare facilmente in conflitto o, al contrario, ritirarsi. Nel tempo, rischiano di assumere ruoli rigidi all’interno del gruppo: “quello che disturba”, “quello che fa perdere tempo”, “quello da evitare”. L’OEPAC lavora anche a questo livello, facilitando gli scambi, sostenendo le interazioni, cercando di rendere possibile un’esperienza diversa all’interno del gruppo classe.
- In presenza di comportamenti problematici. L’OEPAC è spesso richiesta quando ci sono oppositività forte, disregolazione emotiva, comportamenti aggressivi o di ritiro. Quando sono presenti comportamenti oppositivi come nel DOP, il suo ruolo diventa ancora più importante. Il rischio, in questi casi, è fermarsi alla superficie: vedere solo il comportamento che disturba, che sfida, che interrompe. Ma il comportamento è spesso l’espressione di qualcosa di più profondo: fatica, frustrazione, bisogno di controllo, difficoltà nella regolazione emotiva. L’OEPAC, se inserito in modo adeguato, non interviene per “contenere” o “bloccare”, ma per comprendere e prevenire. Lavora sull’anticipazione dei momenti critici, sulla costruzione di routine prevedibili, sull’offerta di alternative possibili. Aiuta il ragazzo a trovare modi diversi per stare nelle situazioni, senza dover arrivare allo scontro..
Come richiedere l’OEPAC?
Il servizio OEPAC è rivolto agli alunni con disabilità certificata o in corso di certificazione ai sensi dell’articolo 3 della legge 104/92 e può essere richiesto in qualsiasi momento dell’anno, senza scadenza. Chi già usufruisce del servizio non deve presentare una nuova domanda, a meno che non ci sia un cambio di ciclo scolastico, ma può eventualmente apportare modifiche per l’anno successivo.
In caso di prima attivazione o cambio di ciclo, è necessario presentare la richiesta compilando la domanda, scegliendo gli organismi erogatori accreditati nel territorio e caricando la documentazione richiesta. Il sistema consente di salvare la domanda in bozza, modificarla, visualizzare quella inviata e verificarne lo stato di lavorazione. Una volta inoltrata, viene rilasciata una ricevuta in formato pdf e la richiesta viene presa in carico dall’ufficio competente del Municipio, che effettua le verifiche necessarie.
Il servizio, ad esempio nel Comune di Roma, è rivolto agli alunni della scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado, ma è importante ricordare che per richiederlo è sempre necessario fare riferimento ai servizi del proprio Comune.
In questo quadro, diventa fondamentale non solo conoscere le procedure, ma comprendere quando e perché attivare queste risorse, affinché possano realmente rispondere ai bisogni del bambino e favorire il suo percorso scolastico.
Servizio Consulenza
Sapere Più, attraverso la Dottoressa Michela Musolino, Psicologa specializzata nell’età evolutiva e psicoterapeuta familiare in formazione, gestisce il servizio di ascolto per genitori, tutor dell’apprendimento, insegnanti di bambini ed adolescenti con ADHD e/o Disturbo Oppositivo Provocatorio.
Forniamo anche un servizio di parent training per le famiglie su richiesta.
Sapere Più propone Corsi di formazione online riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in ambito ADHD e DOP
Tutor ADHD – 60 ore
Lo studente ADHD a scuola e a casa – 5 ore
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