Riflessione sulla terminologia scolastica

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IL METODO: metodo, etimologicamente, deriva dal latino methodos che significa “la strada, il percorso dell’investigazione”, è quindi il modo di operare per ottenere uno scopo. Nel metodo, quindi,  convivono sia l’aspetto didattico che educativo, quello pragmatico e quello della relazione. Non esiste un metodo da applicare ma il metodo per far emergere l’oggetto, lo scopo, in tutta la sua pienezza. Ciò che viene declinato nel metodo sono le ragioni e i passi, ovvero quell’insieme di strategie, tecniche, tempi e contenuti grazie ai quali non si deve aver paura a differenziare gli apprendimenti e il percorso didattico di ogni alunno. La realtà è una e il compito di ogni insegnante, educatore e pedagogista è quello di aiutare i bambini a conoscere questa realtà che non va più rappresentata nella sua frammentarietà, ma attraverso un approccio concreto ad essa.

LE COMPETENZE: non è possibile essere esaustivi rispetto alle diverse definizioni di questo termine (una ricerca del 2005 ne ha evidenziate almeno una trentina) ma, nell’ambito delle scienze della formazione o della gestione delle risorse umane è data grande importanza alla contestualizzazione, ovvero al fatto che una competenza è tale se attivata in un contesto specifico. La competenza è, quindi una qualità specifica del soggetto: quella di saper combinare diverse risorse, per gestire o affrontare in maniera efficace delle situazioni, in un contesto dato. Le competenze non possono essere quindi mai negative in quanto sono ciò che l’alunno possiede. In ambito scolastico rappresentano sia tutto ciò che l’adulto ha insegnato e l’alunno imparato, sia tutto ciò che lo stesso introduce dalla propria esperienza personale e che può essere preso da ogni esperienza. Valutare le competenze significa quindi non valutare una prestazione ma quanto il bambino possiede, e fare tutto ciò che è possibile per comprendere questo primo step per impostare un progetto realistico e responsabile di lavoro didattico. Un esempio per esprimere ciò è il bambino che frequenta un corso di musica avanzato: è chiaro che possiede competenze musicali, ma non è detto, né scontato che nel contesto scolastico la sua prestazione sia coerente con le competenze che possiede, in quanto diversi fattori possono inficiare la performance. A maggior ragione tutto ciò ha valore qualora si lavora con studenti con DSA, il solo canale di letto-scrittura non può essere attendibile per valutare le competenze che l’alunno già possiede.

LA VALUTAZIONE: in pedagogia è intesa come verifica delle conoscenze, ma deve anche tenere conto di tutto il percorso dello studente e delle competenze che lo stesso possedeva all’inizio del proprio percorso specifico di apprendimento. La valutazione nei primi anni scolastici è un rischio e una sfida, e nello stesso tempo un processo che merita una riflessione continua e consapevole. L’oggetto della valutazione non può prescindere e essere scisso dal soggetto che valuto, in quanto il contesto, la realtà è una sola.

La sfida per gli insegnanti è quella di riuscire a utilizzare tutte le risorse possibili e mettere in campo tutta la creatività per incuriosire gli alunni e far passare le informazioni che vogliamo trasmettere. La valutazione non deve mai appiattirsi sulla sufficienza, ma fornire stimoli positivi per spronare verso traguardi sempre più alti. Il punto, molto spesso, non è abbassare il livello, ma trovare, ricercare codici comunicativi adeguati, trovare un linguaggio comune che consenta ad ogni alunno di esprimersi al meglio. Questo comporta a volte delle difficoltà ma è proprio su questo che si gioca la sfida educativa di ogni educatore, in particolar modo dove ci si incontra (e non più ci si scontra) con bambini e ragazzi con disturbi dell’apprendimento ma non solo.

LA DIDATTICA: In teoria e in pratica esistono varie didattiche a seconda delle discipline oggetto d’insegnamento, dell’età del discente, del contesto educazionale, ecc… L’oggetto specifico della didattica è “lo studio della pratica d’insegnamento”, quindi un progetto mirato e razionale. La strategia didattica concerne in che modo si debba insegnare, dando uno scopo all’insegnamento; chi insegna avrà la capacità di trasmettere in modo il più preciso possibile il proprio messaggio, facilitando l’apprendimento dell’allievo. Questo è possibile grazie ad un processo di educazione consapevole, in cui ci si chiede in continuazione le ragioni del proprio agire, poiché educare significa far venir fuori se stessi ed il docente ha il compito di far comprendere al discente di essere se stesso attraverso il  mostrarsi così come si è, manifestando la propria autenticità. L’educatore non ostacolerà il processo di maturazione autogestita del discente  poiché, sarà il primo ad essere autentico con i suoi alunni. E credo mai come oggi i ragazzi abbiano bisogno di modelli raggiungibili e non ideali.

Infine, la didattica non solo tiene conto dell’inseparabile interazione fra insegnamento ed apprendimento, ma anche, più in generale, del contesto educativo e, quindi, degli strumenti che possono favorirne l’organizzazione in direzione di una facilitazione dei processi di apprendimento.

Un contesto educativo strutturato e autorevole, ma al tempo stesso flessibile e creativo facilita i processi di apprendimento ad ogni livello.

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