Le emozioni di insegnanti e genitori di bambini e ragazzi con ADHD e DOP: cosa succede e cosa fare

Articolo della Dott.ssa Michela Musolino, Psicologia e Formatrice


Frustrazione, stanchezza, senso di impotenza, rabbia, ma anche senso di colpa. Quando si ha a che fare con bambini e ragazzi con ADHD e DOP, le emozioni degli adulti contano quanto i comportamenti dei ragazzi. Parliamo di cosa si attiva negli adulti, perché succede e come prendersene cura senza sentirsi “sbagliati”.

Quando si ha a che fare con un bambino o un ragazzo con ADHD o DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio), alcune delle domande che emergono subito nell’adulto sono: “Come lo gestisco?” “Cosa faccio quando provoca?” “Quali strategie devo usare?”. Queste sono domande legittime.

Ma c’è un altro livello, altrettanto importante e decisivo quanto quello delle strategie: quello che accade dentro l’adulto. Frustrazione, stanchezza, rabbia, impotenza, senso di colpa, vergogna sono vissuti comuni sia nei genitori che negli insegnanti. Ma spesso si tende a non parlarne. Da un lato c’è il timore che dare voce alle proprie emozioni possa far perdere il controllo, dall’altro il silenzio diventa una forma di difesa: evitare di dire come ci sentiamo ci protegge dalla vulnerabilità. Parlarne, invece, non significa essere deboli, significa riconoscere che la relazione è un sistema: ciò che accade nel bambino attiva qualcosa nell’adulto, e ciò che accade nell’adulto influenza il bambino.


Cosa ci dice la ricerca

Uno studio di Wiener, Biondic, Grimbos e Herbert (2015) ha analizzato lo stress nei genitori di ragazzi con ADHD, evidenziando livelli significativamente più alti rispetto ad altri genitori, soprattutto quando sono presenti comportamenti oppositivi e provocatori.

La letteratura più ampia conferma che, in linea con uno studio di Abidin del 1990, in presenza di ADHD e DOP, lo stress dell’adulto aumenta in tre aree principali:

  • Nella gestione dei comportamenti problematici
  • Nel funzionamento personale
  • Nella relazione

La prima area riguarda lo stress legato ai comportamenti del bambino. Impulsività, oppositività, conflitti frequenti, difficoltà nel rispettare le regole e scarso controllo emotivo non sono semplici “capricci”: sono manifestazioni legate al funzionamento neuropsicologico. Tuttavia, per l’adulto che le vive ogni giorno, possono diventare fonte di tensione continua. La ripetizione di richiami, scontri e momenti di escalation logora progressivamente le risorse emotive di genitori e insegnanti.

La seconda area riguarda lo stress legato al ruolo dell’adulto. Nei genitori questo può tradursi in senso di colpa (“dove ho sbagliato?”), percezione di fallimento, isolamento sociale, tensioni nella coppia. Negli insegnanti può assumere la forma di impotenza, perdita di autorevolezza percepita, fatica nel mantenere l’equilibrio della classe e timore di non essere abbastanza competenti. ADHD e DOP mettono infatti alla prova l’identità educativa dell’adulto, toccando corde profonde legate al valore personale e professionale.

Infine, c’è lo stress legato alla relazione stessa. Quando il conflitto diventa frequente, il rischio è che la connessione emotiva si indebolisca. Può crearsi distanza affettiva, la comunicazione può concentrarsi quasi esclusivamente sugli errori e le interazioni positive si riducono. L’adulto si sente sempre “in allerta”, il bambino sempre “sotto osservazione”. In questo clima, entrambi si irrigidiscono.

Comprendere queste tre dimensioni aiuta a spostare lo sguardo: non siamo di fronte solo a un problema di comportamento, ma a un sistema relazionale sotto stress. E intervenire significa prendersi cura non solo delle strategie educative, ma anche delle emozioni e del ruolo dell’adulto all’interno della relazione.

Ma cosa succede emotivamente negli adulti?

Nel lavoro clinico e formativo emergono spesso frasi come: 

“Ho sbagliato tutto.”“Non mi ascolta mai.”“Sono stanco di combattere.”“Mi provoca apposta.” “Non riesco più a essere sereno/a.” “Non lo/a sopporto più”. “Non sono un  bravo genitore/insegnante”.

Il fatto però è che queste emozioni non rendono un genitore cattivo o un insegnante incompetente: li rendono adulti sotto pressione.


Allora cosa fare?

Come aiutare concretamente adulti e insegnanti? Ecco dei piccoli consigli che possono aiutare l’adulto a vivere la relazione con più serenità:

  1.  Comprendere prima di gestire: informarsi! L’ADHD, il DOP non sono scelte volontarie, non è maleducazione, mancanza di rispetto. Sono disturbi del neurosviluppo con una significativa componente genetica, neurobiologica, ambientale che influenzano il controllo degli impulsi, la regolazione emotiva e la gestione delle regole. Avere maggiore consapevolezza aiuta ad abbassare l’attivazione emotiva dell’adulto.

  2. Lavorare sulla regolazione emotiva dell’adulto: attraverso strumenti semplici ma efficaci – come le pause regolative, il dare un nome alle proprie emozioni, brevi pratiche di mindfulness e la condivisione con il partner o con il team docente – l’adulto può imparare a gestire la propria attivazione emotiva. Quando l’adulto si regola, offre al bambino un modello di autoregolazione: la calma diventa contagiosa tanto quanto lo è la tensione.

  3.  Rafforzare il senso di efficacia: è fondamentale evitare di costruire una narrativa personale di fallimento. Crescere o insegnare a un bambino con ADHD o DOP non è un percorso lineare: spesso si fa un passo avanti e due indietro, ed è normale. Per questo è importante imparare a valorizzare anche i piccoli progressi, ridefinire aspettative più realistiche, distinguere tra errore e identità (un comportamento sbagliato non definisce chi sei, né come genitore né come insegnante, né tantomeno come bambino) e concedersi la possibilità di chiedere supporto senza vergogna.

  1. Proteggere la relazione: è altrettanto importante proteggere la relazione, sia a casa che a scuola. Creare momenti di connessione che non siano sempre correttivi, condividere tempo senza obiettivi disciplinari, ma semplicemente per stare insieme. L’ascolto attivo e la validazione emotiva permettono al bambino o al ragazzo di sentirsi visto e compreso, non solo valutato.

Perché è dentro una relazione sicura che si possono costruire le regole. E le regole, quando nascono in un clima di fiducia, non sono solo limiti: diventano strumenti che aiutano a regolarsi.


Il Parent e il Teacher Training funzionano davvero?

Il Parent Training è uno degli interventi con maggiore evidenza scientifica per ADHD e DOP. È un percorso che aiuta a:

  • Comprendere il funzionamento del disturbo
  • Utilizzare strategie coerenti
  • Ridurre escalation
  • Aumentare il senso di efficacia
  • Migliorare la relazione

La ricerca mostra che il Parent Training:

  • Riduce i comportamenti oppositivi
  • Migliora la cooperazione
  • Abbassa lo stress genitoriale
  • Aumenta la fiducia educativa

Allo stesso modo, percorsi di formazione e consulenza per insegnanti:

  • Riducono il burnout
  • Migliorano la gestione della classe
  • Aumentano la coerenza educativa
  • Favoriscono un clima più regolato

Avere a che fare con ADHD e DOP significa trovarsi in un sistema che richiede competenze emotive e regolative più complesse. E lavorare sulle emozioni di genitori e insegnanti non è un intervento secondario, è una condizione fondamentale per il benessere del bambino.

Perché quando l’adulto si sente più stabile, meno solo e più competente, anche il bambino può iniziare a cambiare.


Servizio Consulenza

Sapere Più, attraverso la Dottoressa Michela Musolino, Psicologa specializzata nell’età evolutiva e psicoterapeuta familiare in formazione, gestisce il servizio di ascolto per genitori, tutor dell’apprendimento, insegnanti di bambini ed adolescenti con ADHD e/o Disturbo Oppositivo Provocatorio.
Forniamo anche un servizio di parent training per le famiglie su richiesta.


Sapere Più propone Corsi di formazione online riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in ambito ADHD e DOP

Tutor ADHD – 60 ore

Lo studente ADHD a scuola e a casa – 5 ore

Lo studente con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) 5 ore

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